Prima dell’Everest, l’oceano.

Prima degli altipiani, prima dell’Everest, prima dei Tibetani stessi, l’oceano era di casa a quelle latitudini.

Quello che è oggi il “Tetto del mondo” rivela, fra i suoi segreti, innumerevoli fossili di specie marine, che segnano il corso delle ere nei diversi strati geologici.

 È così che scopriamo che le conchiglie trovano il loro posto nella tradizione autoctona della Sowa Rigpa, una medicina indigena antica, eppure quanto mai moderna e universale nelle sue possibili applicazioni.

Le conchiglie e la madreperla trovano impiego in molti modi nelle più diverse tradizioni, ma fin dai tempi più antichi se ne riconosce globalmente pregio e valore, tanto da guadagnarsi il nome di “lacrime degli dei”.

Uso e rinomanza sono documentati già nella cultura Sumera ed Egizia, e, secondo la tradizione mistica ed esoterica, è un prezioso strumento che, connesso con le profondità degli oceani, fa riemergere il lato profondo e nascosto degli animi, guarendo ferite antiche, aiutando la socializzazione e la pace interiore.

Nella tradizione popolare la madreperla è ritenuta di sollievo per disturbi legati a pressione alta, vertigini e cataratta.

L’uso che viene indicato, per la crescita dei bambini e per le donne, è legato alla sua composizione mineralogica e chimica, perché apporta notevoli quantità di calcio.

La madreperla è un biominerale, cioè il risultato del deposito di strati lamellari di aragonite, ad opera di una proteina –  (Pif80) la cui azione è stata scoperta e studiata recentemente – durante la creazione di un perimetro di protezione di alcune specie marine di molluschi, il cui risultato sono conchiglie o perle.

Il caratteristico aspetto iridescente o fosforescente si nota nella concavità, e può assumere diverse colorazioni, dal rosa all’azzurro, dal verde al bruno rossastro.

L’aragonite di cui è composta è un carbonato di calcio neutro (CaCO3) che cristallizza solitamente in forma rombica-bipiramidale.

Il nostro stesso corpo umano contiene alcune microscopiche strutture basate sull’aragonite, precisamente nel sistema uditivo – gli otoliti del sistema vestibolare – che sono dei “sassolini” immersi in un fluido vescicolare (endolinfa) nell’incavo osseo dell’orecchio interno, che funzionano da sensori del movimento del capo e del corpo nello spazio, inviando al cervello importanti indicazioni per l’equilibrio.

È affascinante che la similitudine degli otoliti di aragonite immersi nell’endolinfa con la madreperla nell’oceano, ci riporti proprio ad una delle indicazioni tradizionali, contro le vertigini.

Nella tradizione medica Tibetana troviamo le conchiglie di madreperla fra gli strumenti che incrementano l’efficacia di un trattamento, ad esempio nel massaggio Ku Nye, dove prendono il nome di NyaShi (ཉ་ཕྱིས།)

  • Secondo la Sowa Rigpa, l’uso della conchiglia di madreperla è indicato per:
    • trattamento terapeutico dei legamenti
    • trattamento energetico dei canali bianchi
    • trattamento estetico delle rughe del viso
    • trattamento per la circolazione del sangue e linfa
    • trattamento preventivo per la flessibilità.

Quanto segue è il risultato di personali esperienze nei trattamenti con le conchiglie in generale, su differenti casi di pazienti che lamentavano dolori post chirurgici, traumi agli arti superiori, contratture dolorose, paresi post ictus, mancanza di sensibilità localizzata alle falangi, parestesie localizzate, tunnel carpale, distensione dei legamenti, rotture parziali della cuffia dei rotatori, esiti da iperattività agonistica, complicazioni da obesità, volto segnato e cicatrici.

Trattamento terapeutico dei legamenti

Nel sistema medico Tibetano,  strutture articolari e legamenti sono connessi al Nyes pa Badkan  (tib. byor Byed Badkan), identificata come l’energia degli Elementi originari Terra e Acqua.

La madreperla è perfettamente in linea con entrambe, e interagisce quindi a livello elementale per dare sollievo ai dolori delle inserzioni dei legamenti, rivelandosi un coaudiuvante nella terapia dell’artrite reumatoide, e nelle infiammazioni croniche delle strutture legamentose.

Trattamento energetico dei canali bianchi (tib. Tsa Kar)

Nel difficile percorso di recupero di persone affette da ictus, il trattamento con la conchiglia è stato utile per alleviare dolori dovuti all’infiammazione dei nervi delle zone colpite dall’evento neurologico, alleviare formicolii, recuperare la sensibilità perduta, in particolare sulla punta delle dita della mano, importante per il controllo della presa e la trattenuta degli oggetti.

L’uso della conchiglia di madreperla, alternata alla Cyprea tigris, è stato molto utile per riequilibrare i canali energetici, in particolare il JaChe, che si è spesso presentato bloccato o deficitario in pazienti donne (di tipologia prevalente rLung) affette da paralisi temporanee con contrazione fissa delle dita delle mani, dita a scatto, accorciamento dei nervi distali con conseguente postura contratta delle ultime falangi della mano.

Per quanto riguarda il canale energetico Bukuchen, è stato usato al termine di trattamenti per lombosciatalgie acute.

E’ possibile usare la madreperla anche per tentare di stimolare l’innervazione vicino a cicatrici recenti dove manchi la sensibilità al tatto.

Trattamento estetico

La conchiglia di madreperla agisce a livello del microcircolo superficiale del viso, creando una sorta di gonfiore dovuto all’apporto di sangue nel derma, che è lo strato sottostante l’epidermide, riccamente vascolarizzato e innervato.

Questo rende la pelle particolarmente distesa e luminosa, in maniera evidente, con l’attenuazione temporanea delle rughe del viso per circa 24/48 ore

La ripetizione continuativa di un trattamento settimanale, in associazione al massaggio Ku Nye al viso, e gli esercizi Nejang per le zone di bocca e collo, sono un ottimo protocollo per la prevenzione dei segni del tempo.

Il trattamento è preceduto da respirazioni di rilassamento, e accompagnato da luci soffuse e musiche pacificanti, per ottenere un miglior stato distensivo, e rilasciare quella tensione che è spesso colpevole dei lineamenti contratti. 

 Trattamento per la circolazione

Il trattamento con la madreperla, applicato in maniera intensa, decisa e continuativa, al termine di un massaggio linfatico su pazienti donne affette da gravi disturbi della circolazione linfatica e sanguigna, ritenzione idrica, edemi diffusi, particolarmente agli arti inferiori, mancanza di sensibilità delle zone colpite da edema e temperatura periferica bassa, ha dato risultati visibili e funzionali: pelle più tonica e rosea, meno stasi dei liquidi, migliore sensibilità e agilità nei movimenti degli arti, con riduzione del dolore dovuto alla pressione dei liquidi e alla conseguente flogosi.

 L’impiego del bordo della conchiglia, con un movimento di lieve sfregamento superficiale dell’epidermide, rimuove le cellule morte e stimola la rigenerazione, richiamando l’afflusso di sangue in superficie.

Il primo contatto della conchiglia sulla pelle viene percepito come freddo/fresco, e anche questo incrementa l’afflusso di sangue per termoregolazione; l’uso alternato di caldo e freddo con la conchiglia  aiuta l’azione vasomotoria, incrementando e migliorando la circolazione.

Ciprea e Madreperla

Prevenzione

Il principale problema del sistema osteo-articolare è connesso con la mancanza di movimento e di flessibilità delle strutture.

Trattare i legamenti con la conchiglia di madreperla, con cadenza mensile, durante un massaggio Ku Nye, aiuta a preservare la capacità di tensione e  allungamento necessari a mantenere un buon range di movimento articolare.

All’atto pratico, nella parte intensiva del massaggio, quando si passa al livello profondo del Nye, si tratta di dedicare alcuni minuti, con particolare attenzione a tendini e legamenti, esercitando specifici allungamenti e pressioni con l’ausilio la conchiglia.

L’uso della conchiglia di madreperla, ma anche della Cyprea tigris, è in definitiva  consigliato come intervento su affezioni neurologiche di varia natura, specialmente in situazioni cronicizzate, e quando i pazienti hanno già provato altre terapie durante la riabilitazione post operatoria, ortopedica e neurologica.

Spesso il paziente durante il trattamento percepisce movimenti energetici simili a lievi scosse elettriche o piacevoli formicolii che lasciano presupporre una riattivazione della percezione sensoriale; questa sorta di solletico, solitamente gradevole, può talvolta risultare fastidioso a livello addominale in condizioni di post-operatorio, ma, proseguendo, tende a scemare con il ritorno della corretta intensità del messaggio nervoso.

Persino in pazienti affetti da lieve ictus si può riscontrare un ritorno, almeno  temporaneo, delle percezioni e delle funzionalità del corpo, che genera, ovviamente, grande stupore e aspettativa.

Un grande vantaggio è che si tratta di una terapia priva di effetti collaterali, e l’esperienza e l’applicazione prolungata possono offrire grandi soddisfazioni, portando piccoli grandi benefici anche in pazienti cronici.

Assolutamente importante è

  • controllare e preservare sempre l’integrità degli strumenti impiegati, perché le conchiglie si consumano con l’uso: non devono presentare imperfezioni taglienti, soprattutto nei bordi, o essere bucate, si scheggiano se urtate, e devono essere accuratamente lavate con acqua fredda ed eventualmente sapone neutro dopo ogni utilizzo, anche per ragioni igieniche.

A meno che non si tratti di esemplari  di allevamento o di acqua dolce, le conchiglie marine amano tornare  nell’acqua salata del mare; per la loro struttura chimica, invece, temono il contatto con prodotti acidi.

 E’ buona pratica caricarle con il Mantra dell’Interdipendenza, e ringraziare per la loro opera. 

Personalmente, data l’attuale terribile inquinamento dei nostri mari, comincio sempre il trattamento con un breve accenno ai pazienti del grande privilegio di poter ottenere guarigione da questi strumenti biologici, e li esorto a ringraziare e proteggere il mare per questo dono.

Per evitare la raccolta selvaggia a fini commerciali dei gioielli del mare, sto lavorando recentemente anche con conchiglie coltivate di acqua dolce, testando la loro efficacia ed eventuali altre applicazioni.

Redazione a cura di Marie Corrao di Buongiorno Sowarigpa
Grafica a cura di Laura B. - Foto & Modella by  Edyta Partyka di Buongiorno Sowarigpa

Bibliografia

–   “Control of nacre biomineralization by Pif80 in pearl oyster”

So Yeong Bahn, Byung Hoon Jo, Yoo Seong Choi, and Hyung Joon Cha,   See all authors and affiliations

Science Advances  02 Aug 2017: Vol. 3, no. 8, e1700765

– Dr. Nida Chenagtsang, insegnamenti orali in stile tradizionale

Dr. ssa Mirella Pagliarin
Dottoressa at Sorig Khang Padova | Website | + posts
La Dott. ssa Mirella TD Pagliarin, laureata in Scienze delle Attività Motorie e Sportive. Allieva diretta del Dr. Nida Chenagtsang, consegue il Diploma in MTT e Terapie Esterne nel 2013, anno in cui viene incaricata dallo stesso Maestro dell’insegnamento didattico di Sowa Rigpa – la Scienza himalayana della Salute e della Felicità – in seno alla Fondazione Sorig Khang International. Insegna e pratica in libera professione a Padova, dove ha aperto una Sorig Khang  - Sorig Khang Padova.
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