Segrete Stanze

All'interno del congresso è stato allestito uno "spazio speciale"  che è stato messo a disposizione per l'espressione artistica del fotografo Claudio Genghini e dell'artista Matteo Lucca. Lo spazio è stato battezzato "Segrete Stanze"

"Segrete Stanze ": il nome .

Qual'è il motivo, ovvero il senso ciò che ci ha mosso a scegliere tale nome per chiamare questo luogo?
Proprio come un tema musicale, il motivo è iniziato con una canzone, cosicché melodia e parole ci hanno ispirato.
"Stanza" è il luogo in cui uno sta, dimora ma è anche il nome che si attribuisce ad un determinato di versi che esprimono un concetto completo e trasmettono il senso del riposo e del compiuto.


E la parte del poema in cui l'anima si raccoglie e sublima.
Infatti, molti importanti testi di Dharma vengono esposti in stanze, come sunyatasaptatilarika "Le settanta stanze sulla vacuità" di Nagarjuna, o anche la preghiera a Yuthok in sette stanze:

"gag sku gsang chen ma" -"Il Grande Segreto del Suo Corpo"
Inoltre, segreto è ciò che le contraddistingue, proprio come la qualificazione del supremo insegnamento tantrico, noto appunto come Mantra Segreto.


Incorniciato da lunghi drappi bianchi e rossi, "Le Segrete Stanze" ha ospitato alcune opere dei due artisti che attraverso la loro peculiare sensibilità, hanno raccontato   la loro connessione con il paese delle nevi, avvicinati anche da un esperienza di viaggio recente, che ha portato entrambi in Tibet  nell'agosto 2017, proprio insieme al consueto Sorig Tour.

La mostra è stata inaugurata la sera della cerimonia di apertura del congresso il 19 aprile scorso, prima del concerto di Mantra Tibetani, condotto dalla cantante Drukmo Gyal. Quale ospite d'onore del Congresso, il Dr. Machik, ha tagliato il nastro.

Matteo Lucca ha proposto una sua interpretazione della "Kusali - l'offerta del corpo" installando le sue sculture di pane , e "gli stampi in terracotta" da lui ideati, che l'artista utilizza per "plasmare" le statue dalla  forma umana.  Ci spiega con le sue parole la sua arte :


.."nel momento in cui il pane prende forma e dimensione umana, l’insieme dei valori simbolici e terreni che attribuiamo ad entrambi, si fondono e si danno peso vitale reciproco. 
Rappresentare la figura umana tradotta nel pane, è un modo per raccontare l’essere umano in una sua profonda verità complessa: chi siamo, cosa siamo; quali parti di noi sono oscure e quali ci appaiono “commestibili” ? Com’è il naturale confine tra vita e morte?
Il pane è anche un alimento essenziale simbolo per antonomasia del nutrimento e tradotto nella forma umana non cambia se non nel modo di nutrire che avviene su un piano diverso, dal carattere emotivo che ha la propensione all’esserci. Nel fare questo ci si mette a nudo e ci si mostra con dignità, consapevoli o no dei propri limiti umani: “sono così e nonostante ciò, ci sono”. 
Se uno dei rimandi possibili è quello di pensare all’offerta del corpo, ci mostra difronte a noi un corpo che nel suo tentativo di elevarsi spiritualmente, è profondamente terreno, consumabile, conflittuale e “vero”.
Quello che voglio trasmettere non è un messaggio pessimista, ma semplicemente testimoniare una verità umana."

Un rosso filo congiungeva le foto bianche e nere, le une alle altre, creando una ragnatela di immagini in delicato equilibrio. Così il fotografo Claudio Genghini, ha inserito alcuni ritratti della sua collezione personale a cornice dei veri protagonisti : qualche foto  in formato gigante che narrano del "suo Tibet". Da questa esperienza di viaggio,  è nato un progetto fotografico importante che si è concretizzato  in un libro, che illustra  il villaggio degli yoghi dell'Amdo - (regione del Tibet)


Questo libro fotografico elegante e solido, non è solo un "mero catalogo di foto", bellissime foto, ma è l'esposizione di un vissuto dell'anima, quella dell'autore nel villaggio, che si sfoglia e si lascia intravedere attraverso un racconto soave e delicato, quello tra nonno e nipote. Sotto questa forma "narrativa" si  dipana sotto ai nostri occhi quella cultura antica, magica e misteriosa, quale è la cultura Nagkpas. Nel villaggio il tempo scorre lento: ogni mattina, ritualmente, si accende il braciere dell’incenso nel cortile del tempio e la vita ha inizio tra preghiere e lavoro.

L'evento è stato il primo di un progetto di mostra itinerante, che ha come scopo quello di far conoscere l'antica cultura degli yoghi del Tibet, i "Ngakpas".

L'autore devolverà parte delle sue entrate  che arriveranno con la vendita del libro, proprio al villaggio dei Ngakpa (si legge nakpa), per sostenere la loro meravigliosa cultura. 

Ngakpas

NAGKPA

Nel villaggio degli yogi tibetani

Edito da ed Mediterranee pubblicato nel aprile del 2018 e uscito in anteprima speciale per il Sorig Congress a Pisa..  da ottobre in tutte le librerie. 

A sorvegliare l'entrata di Segrete Stanze, c'era una meravigliosa statua che ritraeva Yuthok Yonten Gonpo, il padre della Medicina Tibetana, creata per l'occasione dall'artista e scultore Matteo Lucca, su richiesta esplicita  della Sorig Khang LA.

Dopo il congresso la statua è stata spedita in USA e adesso si trova nel tempio di Pure Land Farm, in California

Claudio & Matteo:La loro connessione è avvenuta in Tibet, e chissà cosa ci riserverà in futuro la collaborazione tra questi due artisti, le cui potenzialità sono inimmaginabili.